Farmacia dell’Aquila a Cracovia - testimone del ghetto

5 giugno 2026

Scopri la storia della Farmacia dell’Aquila a Cracovia e di Tadeusz Pankiewicz, il farmacista rimasto nel ghetto.
Farmacia dell’Aquila a Cracovia - testimone del ghetto
5 giugno 2026

La farmacia che rimase aperta dentro il ghetto

A prima vista, l’edificio al numero 18 di Piazza degli Eroi del Ghetto a Cracovia non sembra drammatico. È modesto, quasi facile da non notare. Non ha una torre alta, né una facciata monumentale, né un segno evidente che proprio qui la storia abbia cambiato direzione.

Eppure questo piccolo edificio d’angolo a Podgórze fu un tempo uno degli indirizzi più importanti del ghetto di Cracovia.

Durante l’occupazione tedesca ospitava la Farmacia dell’Aquila - Apteka pod Orłem - gestita da Tadeusz Pankiewicz. Quando i tedeschi crearono il ghetto in questa parte della città, la maggior parte degli abitanti e dei proprietari di attività non ebrei dovette lasciare la zona. Pankiewicz rimase. La sua farmacia divenne l’unica farmacia attiva entro i confini del ghetto, e lui stesso uno dei pochi testimoni non ebrei della vita quotidiana, della paura, delle deportazioni e dei silenziosi atti di resistenza.

Oggi l’antica farmacia è un museo. La sua storia, però, non parla solo di un edificio o di un uomo. Racconta che cosa accade quando un luogo ordinario diventa un punto di contatto tra due mondi: quello fuori dalle mura del ghetto e quello delle persone intrappolate al suo interno.

Prima della guerra: una normale farmacia a Podgórze

Prima della Seconda guerra mondiale, Podgórze era un vivace quartiere urbano sulla sponda meridionale della Vistola. La Farmacia dell’Aquila serviva gli abitanti della zona come molte altre farmacie di quartiere. Le persone venivano qui per acquistare medicinali, chiedere consiglio, fare piccole commissioni quotidiane e scambiare qualche parola. Clienti ebrei e polacchi si appoggiavano allo stesso bancone, entravano dalla stessa porta e aspettavano nella stessa fila.

La farmacia era legata alla famiglia Pankiewicz dall’inizio del XX secolo. Tadeusz Pankiewicz, farmacista di formazione, ne assunse la gestione negli anni Trenta. Nulla nel ritmo quotidiano di questo luogo prima della guerra lasciava immaginare che presto si sarebbe trovato in una delle zone più tragiche della Cracovia occupata.

Proprio per questo la storia colpisce così tanto. La Farmacia dell’Aquila non nacque come luogo di eroismo. Lo diventò perché la storia si chiuse intorno a essa.

Il ghetto di Cracovia e il nuovo significato di Plac Zgody

Nel marzo del 1941, gli occupanti tedeschi istituirono il ghetto di Cracovia a Podgórze, e non a Kazimierz, il tradizionale quartiere ebraico della città. Migliaia di abitanti ebrei furono costretti a trasferirsi in un’area piccola e sovraffollata, separata dal resto di Cracovia da mura, cancelli e sorveglianza costante.

Puoi trovare un contesto storico più ampio nell’articolo sul ghetto di Cracovia e sul suo ruolo nella storia della città durante la guerra.

La farmacia si trovava in Plac Zgody, oggi conosciuta come Piazza degli Eroi del Ghetto. Durante l’esistenza del ghetto, questa piazza divenne uno dei luoghi più dolorosi della Cracovia occupata. Era uno spazio di ordini, selezioni, attese e deportazioni. Le persone vi si radunavano con fagotti, valigie, cappotti, documenti e bambini. Alcuni venivano mandati ai lavori forzati. Altri venivano deportati nei campi di sterminio.

Dalle finestre della farmacia, Pankiewicz e le sue collaboratrici potevano vedere ciò che accadeva nella piazza. Questo dettaglio ha un’enorme importanza. Gran parte della storia della Farmacia dell’Aquila nasce proprio da questa vicinanza - dal fatto che la farmacia non si trovava semplicemente accanto al ghetto, ma al suo interno, di fronte alla piazza dove si svolgevano eventi decisivi.

Ritratto di Tadeusz Pankiewicz nel retrobottega della sua farmacia durante la Seconda guerra mondiale, circondato da scaffali con medicinali e attrezzature farmaceutiche. Pubblico dominio.

Tadeusz Pankiewicz: farmacista, testimone, aiutante

Tadeusz Pankiewicz non si comportò come un eroe da racconto letterario. La sua storia è più silenziosa, più umana e, proprio per questo, per molti aspetti ancora più convincente. Rimase farmacista, ma lavorò in condizioni in cui anche i più semplici doveri professionali assumevano un significato morale.

La farmacia forniva medicinali, ma offriva anche qualcosa di meno visibile: contatto, informazioni, un temporaneo senso di sicurezza e un punto di normalità in un luogo pensato per privare le persone della loro vita normale. Le testimonianze legate a Pankiewicz parlano di aiuto dato attraverso medicine, messaggi trasmessi, sostegno pratico e presenza umana.

La farmacia era anche un luogo di incontri discreti. Nel ghetto, dove gli spostamenti erano controllati e la fiducia poteva decidere della sopravvivenza, uno spazio simile aveva un valore enorme. Era una stanza con scaffali e flaconi, ma anche un luogo raro in cui qualcuno esterno alla comunità ebraica rimaneva presente, attento e pronto ad aiutare.

Pankiewicz raccontò in seguito le sue esperienze di guerra nel libro La farmacia del ghetto di Cracovia. La sua testimonianza è importante non solo perché documenta gli eventi, ma anche perché conserva la consistenza della vita quotidiana: la paura, lo sfinimento, la violenza improvvisa, le voci, la speranza, la disperazione e la strana persistenza dei gesti ordinari in circostanze del tutto straordinarie.

Le donne dietro il bancone della farmacia

La storia della Farmacia dell’Aquila non dovrebbe essere ridotta soltanto alla figura di Pankiewicz. L’esposizione del museo ricorda anche le donne che lavorarono con lui: Irena Droździkowska, Aurelia Danek-Czortowa e Helena Krywaniuk.

Questo è importante perché l’aiuto durante la guerra si basava spesso su reti di contatti, gesti quotidiani e piccole azioni ripetute, non su un unico momento spettacolare. La farmacia non poteva funzionare solo grazie ad atti simbolici di coraggio. Aveva bisogno di persone che aprissero le porte, preparassero medicinali, trasmettessero informazioni, osservassero il pericolo e continuassero a lavorare nonostante la paura.

La loro presenza ci aiuta a vedere la farmacia non come una leggenda, ma come un vero luogo di lavoro sottoposto a una pressione enorme.

Perché una farmacia aveva tanta importanza

Una farmacia dentro il ghetto aveva un evidente valore pratico. I medicinali scarseggiavano. Le malattie si diffondevano facilmente in condizioni di sovraffollamento. La fame, lo stress e le cattive condizioni igieniche indebolivano le persone. Ma la Farmacia dell’Aquila era molto più di un punto medico.

In tempo di guerra, le piccole cose potevano diventare decisive. Un sedativo, una benda, un documento nascosto per qualche istante, un messaggio trasmesso con discrezione, un avvertimento, la possibilità di entrare e riprendere fiato. Queste azioni non fermarono la macchina della persecuzione, ma ebbero importanza per persone concrete.

È qui che questa storia diventa particolarmente toccante. L’aiuto offerto nella Farmacia dell’Aquila spesso non fu spettacolare. Fu preciso, pratico e umano. Rispondeva a bisogni immediati. E nella realtà del ghetto, i bisogni immediati potevano diventare questioni di vita o di morte.

Testimone della distruzione del ghetto di Cracovia

La storia della Farmacia dell’Aquila non può essere separata dalla distruzione del ghetto di Cracovia. Le deportazioni dal ghetto ebbero luogo nel 1942, e la sua liquidazione definitiva seguì nel marzo del 1943. Alcune persone furono uccise sul posto, altre trasferite nel campo di lavoro forzato di Plaszow o deportate ad Auschwitz-Birkenau.

La farmacia rimase durante questi eventi come testimone. Questa parola a volte viene usata troppo facilmente nei testi storici, ma qui è esatta. Pankiewicz non seppe del terrore solo in seguito. Lo vide dal luogo in cui lavorava.

È questo a dare al museo un particolare peso emotivo. I visitatori non entrano in un’idea storica ricostruita. Entrano in stanze in cui qualcuno osservò il crollo di un’intera comunità.

Visitare oggi la Farmacia dell’Aquila

Oggi la Farmacia dell’Aquila è una sede del Museo di Cracovia. L’esposizione si trova nelle sale dell’antica farmacia e utilizza la funzione originaria di questi spazi per raccontare una storia più ampia del ghetto, di Pankiewicz e delle persone legate a questo luogo.

Non è un grande museo, ma appartiene ai luoghi più significativi di Podgórze. La sua forza sta nella scala. Non servono sale enormi per comprendere il peso di questa storia. Bastano un bancone, scaffali, fotografie, documenti e una testimonianza personale.

Il museo si inserisce bene anche in un percorso più ampio attraverso la Cracovia della guerra. Nelle vicinanze si possono vedere Piazza degli Eroi del Ghetto, frammenti dell’antico muro del ghetto e altri luoghi legati alla storia della Cracovia ebraica sotto l’occupazione tedesca.

Come la Farmacia dell’Aquila si collega alla Fabbrica di Schindler

La Farmacia dell’Aquila e la Fabbrica di Schindler raccontano parti diverse dello stesso paesaggio di guerra.

La farmacia avvicina i visitatori alla realtà quotidiana del ghetto di Cracovia. La Fabbrica di Schindler amplia la prospettiva, mostrando la Cracovia occupata, la politica tedesca del terrore, il lavoro forzato, la sopravvivenza e la complessa storia della fabbrica di articoli smaltati di Oskar Schindler.

Per comprendere meglio il legame tra questi luoghi, può essere utile anche il nostro articolo su Oskar Schindler e la sua fabbrica a Cracovia. Per preparare la visita, vale la pena consultare anche la nostra guida con informazioni pratiche per visitare la Fabbrica di Schindler.

Insieme, questi luoghi aiutano a capire che la Cracovia della guerra non fu una sola storia, ma molte storie sovrapposte: occupazione, persecuzione, lavoro forzato, salvezza, sopravvivenza e memoria.

Perché questo luogo resta nella memoria

La Farmacia dell’Aquila non colpisce per le dimensioni. Colpisce per il contrasto.

Una farmacia richiama cura, guarigione e routine quotidiana. Il ghetto fu un luogo di privazione, paura e distruzione pianificata degli esseri umani. L’incontro tra questi significati rende la Farmacia dell’Aquila un luogo della memoria così potente.

Ricorda che la storia non accade solo negli uffici, nei quartier generali militari o sui campi di battaglia. A volte si svolge dietro il bancone di una farmacia, in conversazioni sussurrate, in una bottiglia di medicina consegnata in silenzio, nella decisione di restare quando andarsene sarebbe stato più facile.

Per chi è interessato alla storia di Cracovia durante la guerra, la Farmacia dell’Aquila è uno dei luoghi da non trascurare. Non offre un racconto semplice. Offre qualcosa di più prezioso: una prospettiva vicina e umana su una città sotto occupazione e su persone che tentarono di conservare la propria dignità mentre il mondo intorno a loro veniva deliberatamente distrutto.

Continua a esplorare la storia di Cracovia durante la guerra

Per comprendere meglio questa parte di Cracovia, vale la pena combinare la visita alla Farmacia dell’Aquila con la Fabbrica di Schindler e l’area dell’ex ghetto a Podgórze.

Per conoscere questa storia con il commento di un esperto e un contesto più chiaro, puoi partecipare alla nostra visita guidata alla Fabbrica di Schindler. È un modo riflessivo per approfondire la storia di Cracovia durante la guerra, collegare i destini individuali al quadro più ampio dell’occupazione e comprendere meglio i luoghi che ancora oggi plasmano la memoria della città.

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